Individuarsi

Vi siete mai sentiti spettatori della vostra vita? Come se foste funambolici camera-man che saltano fra imbrogliatissimi fili di pensiero?

La creativitá mentale non penso abbia limiti, sponde, dubbi, momenti di vuoto abissali o altro.

Penso sia il convegno di una materia non scritta su di un libro dall’illustrissimo ‘tal dei quali’, un meeting di coloratissime funzioni introspettive, il teatro di oniriche peripezie.

Individuarsi un pò al di fuori di quello che sentiamo di essere potrebbe valicare alcuni atteggiamenti errati e riportarli in un range migliore.

Oggi mi sento un pò come il divano color testa di moro, anni 60`, vintage ed imbruttito, abbandonato nella buia cantina dopo esser stato succeduto da una splendida poltrona, di quelle rosso pompeiano con i ricami dorati cuciti a mano dal migliore degli artigiani fiorentini sulle via di San Lorenzo.

La mente viaggia, ma non comoda come se fosse seduta sul cuoio Schedoni di una frizzante Ferrari. È in 2a classe sull’intercity notte, i neuroni incollati al sedile ecopelle rigido e duro come un baccalá portoghese; sa bene che il culto di Mefite è solo un lontano ricordo, ma rimane legata alla speranza di una sua possibile esistenza per scampare il pericolo di incrociare l’ennesimo pensiero sbagliato del binario di una cittá ancora più sbagliata.

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I desideri di Trevi

A volte sono un sognatore, uno di quelli che vorrebbe poter leggere i desideri di Trevi, uno di quelli che vorrebbe essere un cameo in tante situazioni di vita, uno di quelli che ha i sogni nel cassetto sgombro dai calzini spaiati e l’intimo bucato.

Uno starnuto mi sveglia e ricrea la trama grigia di momenti di stenti, la vita che sa di tappo, di un vino non consumato e abbandonato all’angolo di una stanza che ha il soffitto ricolmo dei miei pensieri, dei ricami pallidi di esternazioni non concepite e accantonate nella scatola buia dei ricordi.

La valigia di cartone

13 Febbraio 2017

Il cielo è cupo, tetro, carico di una somiglianza che mi appartiene dal profondo.

Gestisco i saluti, contengo il dolore in una ciotola di aghi ma non ho un ditale in argento per salvare il cuore da pungenti dettagli che raffermeranno ancora di più la mia estinta gioia nel voler evadere dalla terra che mi ha visto crescere, dalla voce in terzo campo che ha narrato i miei 25 anni nel grigio teatro.

Con me ho solo una lettera che leggerò soltanto quando sarò su quel treno che mi porterá a 1000km dal mittente e la mia umile ‘valigia di cartone’.

Non sará facile – mi ripeto all’infinito – non sará facile approfondire e mettere in atto un passo del genere. Ma so bene che il sacrificio che sto per affrontare potrebbe tornarmi utile per l’intera esistenza. Superare il limite non è mai stato un ostacolo intangibile dal mio punto di vista, va solo fatto con coscienza (credo).

Never give up

14 febbraio 2017

Torino: magnetica, ipnotica, svizzera, gradevole, sublime, vistosa e piacente .

Si approfitta della sua bellezza per sedurmi ed asciugarmi completamente gli occhi dalle lacrime sparse sul viso, dettate dalla grandine interiorizzata il giorno prima.

Come nel poker, ho assunto la consapevolezza che anche questo sarà un coin flip. “Purtroppo”, la monetina dirá a distanza di pochi attimi “Torino” e non più “Campobasso”.

Mi guardo intorno, sono spaesato, ho oltrepassato il confine, ho appurato che la meta è raggiunta ed il cambiamento sará radicale.

Un piacevole dissapore.

Mi guardo indietro, il deserto, come nei migliori film drammatici quella lettera dovrebbe essere solo un lontano ricordo e con essa gli annessi ricordi e i più lucidi fotogrammi di una vita dismessa da un’unica e sola decisione.

Il tempo aiuterá -mi rassicuro- scinderá tutti quei frammenti porzionati nella mente e li tramuterá nel più bel fotoricordo di sempre.

Ad oggi spero, anzi, come dicono i britannici ‘fingers crossed’ per te. Vederti felice mi rende felice.

Ciao A.D.G. ❤

Istanti distanti

In un letto cerco equilibrio, una corda di violino sul quale ballare, un nylon ricoperto di raso per annodare la noia.

La vita a volte si concede degli scherzi, delle battute ad alta voce, rimbombanti, salutari e catastrofiche.

È cruda, macabra, rivoltante ma ha comunque la sua vista mare da guardare e sorseggiare come fosse un mojito appena impiattato sul bancone di un lido caraibico.

Istanti distanti che non trovano una retta parallela sul quale camminare. Momenti confusi, aleatori, sfuggenti che terrorizzano la mia mente tra camici bianchi e bollenti cartelle cliniche.

Corpo albino ti sento, i colpi degli aghi rimbalzano come le pietre su un limpido lago, feriscono come gli amori traditi e tramortiscono come gli schiaffi di un clochard alla sua pentolaccia morente di denari.

Rialzarsi sará difficile, ma anche la sfida più bella di questa vita vista mare…